Sfide sociali ed economiche in attesa di “Donne e Uomini necessari” per affrontarle

Sfide sociali ed economiche in attesa di “Donne e Uomini necessari” per affrontarle

Sfide sociali ed economiche in attesa di “Donne e Uomini necessari” per affrontarle

 

L’inizio di questo nuovo anno non deve farci dimenticare la grande sfida e l’interrogativo lasciati dall’Expo Milano 2015, Nutrire il Pianeta. Questa è la madre delle sfide se sappiamo che il World Population Prospects 2017 elaborato dall’ONU stima la popolazione mondiale oltre 9 miliardi di abitanti intorno al 2050.

Accanto a questa sfida principale, una moltitudine di paesi nel quadro dell’ONU si sono presi l’impegno di raggiungere 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile entro il 2030, con la particolarità che – rispetto al passato – gli OSS non valgono soltanto per i paesi meno avanzati o per quelli emergenti, ma per tutti.

E non basta. Bisognerà affrontare il fenomeno delle migrazioni internazionali, porre attenzione su aree meno avanzate del mondo (es. il “Piano Marshall” per l’Africa della Cancelliera Angela Merkel) ed investire in Cooperazione allo Sviluppo. Il nostro Paese si è dotato della Legge n. 125/2014 ed ora, tra le sfide connesse, rientra anche quella di puntare sulla Responsabilità Sociale di Impresa, con l’auspicio di aumentare la consapevolezza dei relativi vantaggi per tutta la comunità internazionale.

Il tema delle sfide è un discorso ricorrente nella storia politica ed economica del mondo.

Pensiamo soltanto alla previsione dell’ascesa del Giappone come potenza economica ed industriale, ridotto quasi in ceneri alla fine della seconda guerra mondiale. Oppure alla previsione della sfida delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni annunciate alla caduta del Muro di Berlino, alla progressiva importanza e definitivo imporsi della società della conoscenza, della formazione continua e dell’apprendimento continuo.

I cambiamenti e le sfide che stiamo affrontando oggi non sono nati oggi né si concluderanno in breve tempo. Anzi.

Ci pongono davanti ad un mondo che, non solo cambia, ma diventa continuamente “completamente nuovo” - e questo - a frequenze sempre più brevi.  Basti pensare all’effetto della digitalizzazione che ha portato al fenomeno della e-transformation o “cambiamento dei modelli economici”, invadendo praticamente tutti i settori della nostra vita, per primo professionale, e finendo per farci impostare un nuovo modo di vivere anche il quotidiano.

Tra le sfide importanti da affrontare abbiamo l’invecchiamento demografico (progressiva senilizzazione della società).  In questo tema l’Italia, in particolare le Marche, hanno un primato ma oggi rappresenta un serio pericolo alla sopravvivenza dello Stato sociale, come l’abbiamo conosciuto dopo gli anni del miracolo economico, in quanto è ragionevole pensare ad un conseguente aumento di spesa pubblica - prestazioni sociali, previdenziali e sanitarie - per garantire una vecchiaia dignitosa ai nostri nonni, genitori, figli. All’invecchiamento demografico si aggiunge anche la sfida cruciale di ridurre disoccupazione giovanile e femminile, giovani e donne che, oggi, si sentono anche minacciati da Industria 4.0.  

E parlando di donne è allarmante che in Italia, come ci ricorda Alessandra Arachi in un suo articolo pubblicato l’8 gennaio 2018 su corriere.it, siano ben oltre cinque milioni quelle fertili ma senza figli. Questo dato evidenzia “l’impossibilità di mantenere costante la popolazione” e deve invitarci a riflettere sull’immigrazione anche come risorsa per la nostra economia.

L’evidente pericolo di un'Industria 4.0 che minaccia l'occupazione, incrociato allo stato attuale e futuro di una società marchigiana e italiana appunto in forte senilizzazione, rischia di rendere la strada dell’aumento del debito pubblico molto più facile - rispetto a quella di aumentare introiti - per poter finanziare misure legittime e giuste (es. contrasto alla povertà ed esclusione sociale come il Reddito Inclusione Sociale), trascurando l'altra strada possibile e più sostenibile nel lungo termine: puntare sull’internazionalizzazione come scelta strategica ed aumentare il numero di esportatori abituali in quanto la crescita economica infatti non abita più a casa nostra. Inoltre avanzano settori innovativi (es. aerospazio, ecc) che, impiegando manodopera marchigiana disponibile, potrebbero portare più rapidamente verso la riconversione di molte aree a vantaggio dell'economia regionale.

In questo quadro complessivo si inserisce anche il desiderio di autorealizzazione e di partecipazione dei cittadini - che rende ormai la politica non più il campo esclusivo delle élite chiamate a fare della carriera politica una professione - affrontando la sfida di cominciare nelle sezioni dal basso, ma imponendo un modello che spinge verso maggiore sussidiarietà e partecipazione attiva dei cittadini, quella partecipazione che spiega anche in parte la (ri)nascita del populismo.

Poi, al di là dei dibattiti politici di altissimo livello, i diversi natali passati senza neve ci ricordano che l’ambiente è un elemento della nostra vita a cui riservare maggiore attenzione e protezione, investendo principalmente sulla Green Economy. E oggi, in particolare per le Marche, la sfida ambientale non significa solo smaltimento rifiuti ma anche gestione delle macerie post sisma - in seguito ai tragici eventi che hanno colpito il Centro Italia ad agosto e ottobre 2016 - per affrontare gli effetti dell’evento più distruttivo che abbia mai colpito la comunità marchigiana in seguito alla seconda guerra mondiale.

Non mancano le sfide della Sharing Economy che portano vantaggi indiscutibili come, ad esempio, risoluzione di problemi della nostra società o di singoli individui, creazione di nuovi posti di lavoro, ma anche insicurezza del lavoro, con i contratti cosiddetti “precari” per via dell’eccessiva dipendenza del lavoratore rispetto al proprio datore di lavoro o dal sistema organizzativo del lavoro stesso.  Non mancano sfide connesse a retribuzioni troppo basse, sicurezza del lavoro, protezione sociale in caso di malattia e/o di infortunio, costruzione della propria pensione tradizionale e quella integrativa. Ma la Sharing Economy è un settore che porta anche opportunità, perché oggi è possibile usare internet per scambiare semplicemente beni, come vestiti o scarpe usate, senza dover necessariamente acquistarli. Oppure è in grado di favorire - con la dovuta collaborazione delle Nuove Tecnologie di Informazione e di Comunicazione - il costante aumento dei consumi a “chilometro zero”, senza dimenticare la possibilità di veder crescere i casi di autoproduzione come fabbricare il proprio sapone.

Una sfida importante rimane anche quella di ripensare totalmente il modo di produrre legato ai principi dell’Economia Circolare ricordando che in passato – e purtroppo ancora oggi – gran parte del volume dei prodotti che acquistiamo è costituito da un imballo che andrà a finire nei rifiuti, oppure al fatto che oggi, case, auto, e persino vestiti appunto, possono essere “condivisi” affittandoli a modici prezzi.

Chi sarà in grado di stabilizzare le nostre società rese fragili da tutti questi ed altri avvenimenti? Serviranno donne e uomini necessari, che dovranno essere in grado e capaci - prima di tutto - di capire, poi di governare alcuni processi ed - infine - di ribaltare le mentalità dominanti, sia delle singole persone che nelle organizzazioni pubbliche e private, perché per poter sperare di vincere tutte queste sfide, bisogna convincersi che non potremmo continuare a fare le cose come le abbiamo sempre fatte prima, soprattutto se vogliamo AGIRE, per affrontare e mettere in pratica un grande - inevitabile e necessario - cambiamento.

Frida Paolella

Responsabile Europa, Internazionalizzazione

e Imprenditorialità PD Marche