Accettare la sfida per restare potenza manifatturiera

Accettare la sfida per restare potenza manifatturiera

Imprenditorialità: gli Stati Uniti vogliono tornare ad essere un paese manifatturiero? Le Marche devono accettare la sfida

A ventiquattro anni dalla nascita, l’Accordo NAFTA (North American Free Trade Agreement) - che univa Stati Uniti, Canada e Messico - ha un successore: si tratta dell’USMCA (United States, Mexico, Canada Agreement) firmato nel 2018.

Nelle Marche e in Italia dobbiamo prendere atto di questo nuovo elemento con molta attenzione e serietà, perché - tra gli obiettivi dell’Accordo - vi è il sogno della classe dirigente ed imprenditoriale degli Stati Uniti di tornare a far contare la Nazione fra le più grandi potenze manifatturiere del mondo.

Quello che finora si era verificato essere un semplice fenomeno di reshoring (ritorno delle produzioni nelle fabbriche nazionali), incrociato con altri importanti avvenimenti storici - come lo shale gas che ha trasformato gli Stati Uniti nel maggiore paese esportatore di petrolio al mondo - richiede una particolare attenzione da parte nostra.

In alcuni casi, sarà importante pensare a delle contromisure visto che, fino ad oggi, gli Stati Uniti avevano delegato alla Cina, soprannominata “la Fabbrica del Mondo”, il compito di provvedere alla produzione di innumerevoli prodotti di consumo destinati al proprio territorio.

Abbiamo l’obbligo di constatare che, in questi tempi, il mondo ci sta mostrando un’altra faccia. Non si tratta di una faccia semplicemente cambiata, ma – ancora una volta – completamente nuova, novità alla quale ci dobbiamo adattare sempre più rapidamente e sempre più ad intervalli ridotti.

Ripetiamolo in maniera più chiara ed inequivocabile: gli Stati Uniti hanno l’ambizione di tornare ad essere un paese manifatturiero, con la diretta conseguenza che, ad un certo punto, vorranno anche conquistare i mercati internazionali.

Questo nuovo fenomeno di un “paese continente” che vuole tornare a produrre in casa e – potenzialmente – conquistare i mercati del mondo, non ci deve né lasciare indifferenti né cogliere impreparati.

Perché? Non solo perché siamo la seconda potenza manifatturiera d’Europa dietro la Germania, ma anche perché i prodotti italiani hanno una politica di prezzo ed un richiamo mondiale tali che una eventuale produzione di massa e la difesa degli interessi economici da parte degli Stati Uniti possono mettere in difficoltà.

L’Accordo verte sul mercato delle auto, su nuovi accessi ai mercati per i prodotti con latticini, sugli standard delle attività lavorative, sul settore digitale, dimostrando così di essere un Accordo a tutto campo con uno scopo strategico che punta ad un obiettivo completamente nuovo. Soprattutto se tutto questo si sposa con un “dollaro forte”, che impedisce ai paesi emergenti di avere buone performance economiche.

Dopo dieci anni di crisi e parecchie amministrazioni americane che vi hanno lavorato, gli Stati Uniti stanno tornando ad essere protagonisti del commercio internazionale.

Tutto questo, per noi, che cosa significa? Significa il solito. Significa che non dobbiamo mollare nel considerare l’internazionalizzazione delle imprese italiane come una priorità strategica. Significa che, alle pure politiche di prezzo che vogliamo praticare per esportare a basso costo, non dobbiamo aver paura di affiancare la ricerca di margini, sacrificando anche qualche volta il volume di vendita.

L’Italia è un paese temuto e ammirato allo stesso tempo. Temuto perché rappresenta una potenza manifatturiera nella quale si produce di tutto. Ammirato per la sua creatività che si traduce anche in un numero di start up che continua ad aumentare. Queste giovani aziende italiane sono impegnate nella produzione del semplice prodotto di consumo, passando per i servizi, la sanità, nonché l’utilizzo di altissime tecnologie provenienti dal mondo della ricerca, dell’Università e della collaborazione tra imprese. Tuttavia, a volte, stentano a proiettarsi sul mercato globale.

Teniamo gli occhi aperti, ricordandoci che la nostra “palla al piede” rimane sempre la piccola dimensione delle aziende. Questo, insieme a tanti altri problemi del passato che rimangono ad oggi parzialmente risolti o totalmente irrisolti, ha bisogno di una rapida soluzione. Non solo perché –adesso – arrivano gli Stati Uniti tra i concorrenti manifatturieri, ma anche perché sono sfide da affrontare per salvaguardare il primato imprenditoriale italiano e marchigiano.

Ecco perché serve un luogo per la tutela dell’imprenditorialità marchigiana. Serve un luogo nel quale analizzare fenomeni, preparare risposte alle sfide del mercato e alle esigenze di mercati specifici. Un luogo, nuovo rispetto ai Fraunhofer tedeschi e ai Pole de competitivité francesi, che deve tener conto delle caratteristiche del tessuto imprenditoriale italiano e marchigiano. Soprattutto se sappiamo che non lontano da noi (con il lancio della “nuova Via della Seta”), si sta sviluppando un continente nel quale è ormai concentrata gran parte della popolazione del globo, ma soprattutto che ospita città enormi nelle quali continuano sia il fenomeno dell’urbanizzazione, attirando consumatori importanti, sia il continuo incremento di una popolazione in età lavorativa, ma anche molto anziana.

E’ dovere del PD Marche segnalare questi fenomeni, partecipare alle loro analisi e proporre delle soluzioni. Il miracolo economico lo stanno cercando anche paesi come gli Stati Uniti. Non è escluso che questo miracolo avvenga altrettanto in Italia e nelle Marche, attraverso soluzioni da proporre come risposta alla visione di un domani positivo e sostenibile per il nostro Paese e la nostra regione. La sfida per un nuovo modello di sviluppo senza fratture potrà e dovrà essere lanciata dalle Marche: una regione che diede i natali a personaggi illustri in ogni campo, compreso a chi fu consigliere di grandi capitani d’industria che resero l’Italia dell’allora miracolo economico grande nel mondo e ai quali tornare ad ispirarsi per valorizzare le nostre intuizioni, saper fare e creatività.

 

Frida Paolella

Responsabile Europa, Internazionalizzazione

e Imprenditorialità PD Marche