Europa. Quale futuro per l’Europa (e le Marche) dopo le elezioni del Parlamento Europeo?

Europa. Quale futuro per l’Europa (e le Marche) dopo le elezioni del Parlamento Europeo?
Il 23 giugno 2016 si svolse il referendum per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Ai primi canti di vittoria, preceduti da bugie e promesse elettorali irrealistiche e senza precedenti, si sono susseguiti eventi e criticità legati principalmente alla tenuta stessa dell’Unione del Regno Unito. Ricordiamo che esso stesso rappresenta in sé l’Unione di più nazioni (nazioni costitutive: Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord), nella logica del principio europeo dell’”Unità nella Diversità”.
Oltre a conseguenze economiche e sociali interne e a danni subiti da Londra come piazza finanziaria, improvvisamente sono venute alla luce due questioni: la problematica scozzese (dove una maggioranza di cittadini vuole restare nell’UE) e la questione della frontiera che ha portato finalmente pace tra Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda (paese membro dell’UE). Insomma, dopo tre anni, ancora dubbi e incertezze e con il Regno Unito che ha dovuto partecipare alle elezioni europee.
 
Al di là delle polemiche, con il tempo molti si sono resi conto e si stanno rendendo conto che l’Europa è stato, rimane e dovrebbe essere il quadro nel quale ci dobbiamo muovere per garantire un futuro di pace ma soprattutto di prosperità ai nostri territori e figli.
In questi giorni, il caldo cocente e la grandine che distrugge ci dovrebbero ricordare quali e quanti sfide abbiamo davanti a noi. Non siamo in grado di affrontare la questione del cambiamento climatico da soli.
Le tensioni internazionali di questi giorni tra Stati Uniti e Iran, le guerre commerciali con la Cina, le sanzioni contro la Russia, le migrazioni di massa e le aree di crisi in Sudamerica, i conflitti silenziosi intorno alle materie prime strategiche in Africa e la crescita esponenziale delle popolazioni e delle economie, sono tutti eventi che ci dovrebbero ricordare che viviamo in un contesto internazionale estremamente complesso, nel quale nessuno ha la possibilità di gestire o di affrontare tutto da solo.
 
In Europa ci dobbiamo confrontare con alcune forze politiche populiste che stanno cercando di deviare il corso dell'Europa unita. Ma le recenti elezioni europee dimostrano un maggior interesse dei cittadini. Con il 50%, abbiamo visto la più alta affluenza degli ultimi vent'anni (42,6 % nel 2014). Dall’altra parte, alcuni successi economici come quelli della Polonia e dell’Ungheria (grazie all’Europa) non vengono riconosciuti, facendo quasi pensare a chi “sputa nel piatto nel quale mangia”.
 
L’Europa e le Marche hanno delle sfide importanti davanti a sé. Dopo oltre dieci anni dalla crisi del 2008, la strada rimane in salita. Ora possiamo finalmente dire che la crisi è dietro di noi, ma restano da affrontare le sfide del futuro. Per le Marche anche alcune del passato.
 
Non vogliamo una crescita solo per la voglia o il bisogno di crescere. Vogliamo una crescita sostenibile, combattendo con vigore e convinzione tutte le forme di disuguaglianza. Vogliamo favorire una crescita inclusiva, che tenga conto delle specificità territoriali che in casa nostra sono giustificate dall’esistenza di una vera e propria eccezione marchigiana: regione della micro impresa (95% del tessuto produttivo), a vocazione imprenditoriale (una impresa ogni dieci abitanti), manifatturiera, esportatrice, con una popolazione longeva ed una questione femminile importante, considerato che in quattro Atenei sono iscritte più donne che uomini.
 
In un contesto nel quale il nostro debito pubblico era, è e continua a rappresentare un limite alla nostra capacità di crescita, dobbiamo mettere la creatività davanti al potere.
Perché abbiamo bisogno di acquisire e migliorare le nostre competenze, favorire, diversificare e investire nell'istruzione, fare delle Marche una casa dell'innovazione e della ricerca, ricordandoci che, nella terra della piccola e media impresa, dobbiamo puntare senza paura ad affrontare il mondo come nostro mercato, a vederlo come la piazza sulla quale siamo chiamati a conquistarci un posto come regione manifatturiera e - allo stesso tempo - come regione campione nel nuovo mondo dell'economia digitale.

Frida Paolella