Europa: ultima frontiera per pace, diritti e prosperità

Europa: ultima frontiera per pace, diritti e prosperità

Europa: ultima frontiera per pace, diritti e prosperità

 

La Storia ci ricorda che sono passati settantatré anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, vale a dire meno di un secolo, che è esattamente il periodo trascorso dalla fine della Prima Guerra Mondiale.

In questi ultimi anni, il continente europeo - per lungo tempo segnato da guerre fratricide - sembra aver finalmente trovato la quadra: dal 1957, firma dei Trattati di Roma poco più di sessanta anni fa, siamo riusciti a vivere nella pace e nella prosperità.

 

Eppure, gli spettri dei pericoli già corsi in passato sembrano voler aleggiare - di nuovo - sul continente. In alcuni casi, stanno cominciando a rappresentare una vera e propria minaccia alla stabilità politica ed economica del continente, con il grave rischio di contagiare altre zone, finora risparmiate da odio, intolleranze e attacchi di populismo.

Come chi già allora sbagliava in vari modi - inneggiando alla superiorità della razza, decretando le discriminazioni razziali per legge, perseguitando coloro che non la pensavano allo stesso modo o discriminando cittadini della comunità sulla base del loro orientamento sessuale - anche oggi si continua a sbagliare.

Le lezioni di quello che è già successo in passato sembrano non toccarci. Oggi, chi inneggia alla forza singola, nazionalista, autarchica e populista delle nazioni ci porta sulla via sbagliata. Se quelli che si consideravano i leader dell'Occidente di allora, che si erigeva a faro del mondo, hanno commesso l'irreparabile, quelli di oggi ignorano alcuni fatti elementari.

 

Primo. L'Europa ha deposto le armi, ha abbandonato i campi di battaglia per scambiarli con i parlamenti, scegliendo la parola come mezzo di confronto tra persone e idee. Secondo. Ancora oggi, l'unità fra gli europei rappresenta una garanzia di pace. Terzo. La fine della Guerra ha segnato la fine degli scontri armati e l'inizio di una collaborazione economica che ha garantito prosperità fino ai nostri giorni. Quarto. Tutti i paesi europei - compreso la Germania che è la più grande potenza economica europea - sono nazioni che, prese singolarmente, sono entità troppo piccole per pensare di poter pesare su qualsiasi terreno o argomento a livello globale. Quinto. L'Europa ha un numero di personale ed un modo di funzionamento tali da costare meno rispetto a molte entità amministrative di singoli paesi, a partire dal numero di dipendenti e dei budget delle amministrazioni delle capitali europee.

 

Uno dei problemi principali che conosce l'Europa nel mondo odierno è l'incapacità di alcuni paesi di redistribuire il reddito.

 

Ma questo significa innanzitutto che bisogna aumentare il numero di persone coinvolte nel processo di creazione dell’eventuale ricchezza da redistribuire. Significa permettere l'inserimento massiccio delle donne nei circuiti economici, garantendo allo stesso tempo una parità di trattamento con i colleghi uomini. Significa puntare sulla formazione professionale, non solo ai profili accademici che da soli non sono in grado di provvedere alla sopravvivenza della manifattura e dell'artigianato in Italia, ma anche in Europa. Abbiamo bisogno di una manodopera con buona formazione, ben pagata e con una grande motivazione. Solo così sarà possibile far ripartire di nuovo la mobilità sociale, garanzia di una redistribuzione naturale del reddito. Questo per salvare il tessuto economico esistente.

Poi, per favorire lo sviluppo di un nuovo tessuto economico, si dovrà riprendere lo scettro o comunque rimanere nel gruppo di testa per quanto riguarda l'innovazione e la ricerca. Dobbiamo continuare ad essere leader nelle idee e nella loro applicazione industriale, produttiva e nel mondo dei servizi.

Le potenze manifatturiere europee dovranno cercare di rimanere tali, sempre nel rispetto della sostenibilità locale, europea e del clima a livello mondiale.

Ecco alcune delle ricette in grado di migliorare uno dei punti critici per molti paesi europei: la competitività.

 

A chi grida allo scandalo dell'Europa come un'isola dedita solo alla finanza, va risposto che l'Europa è ancora il continente del lavoro, manifatturiero e dell'artigianato, nel quale effettivamente la finanza, con alcuni peccati passati e presenti, aiuta il sistema a prosperare. L'Europa è un continente di piccole e medie imprese, molto spesso con un'impostazione rurale che ha un effetto positivo sulla coesione dei territori locali. L'Europa è un continente che esporta - scambiando nella grandissima maggioranza dei casi - molte merci tra gli stessi paesi membri. Questo non ce lo dobbiamo mai dimenticare quando andiamo a votare o quando ascoltiamo i discorsi rabbiosi dei detrattori di un'Europa ai quali la stessa garantisce uno stipendio contribuendo al loro ma anche, attraverso fondi europei, al nostro benessere. In sintesi, a quello di tutti.

Poi, ci sono anche altre cose meno conosciute. All'estero, le singole nazioni europee - dalle loro rappresentanze diplomatiche - in caso di crisi umanitaria o di semplice pericolo o necessità di assistenza durante viaggi all'estero, proteggono qualsiasi cittadino europeo indipendentemente dall’origine.

 

Ma attenzione.

 

La forza dell'Europa unita non deve essere vista soltanto come un simbolo che ci proietta esclusivamente verso un prestigio ed una forza di influenza a livello internazionale.

L'Europa cerca anche di facilitare la vita dei propri cittadini nelle comunicazioni con i propri cari quando viaggiano all'estero, contribuendo, per fare un esempio, ad eliminare le spese di "roaming". Oppure l'Europa protegge i propri cittadini introducendo norme stringenti, a garanzia dei propri consumatori, a grandi gruppi multinazionali che hanno - in qualche caso - fatturati superiori ai bilanci di alcune nazioni.

 

Pace e prosperità hanno quindi un prezzo che non dobbiamo confondere con l'assistenzialismo. I prezzi si chiamano lotta strategica alla disoccupazione, ravvivare la mobilità sociale a tutti i costi. Investire sulla formazione professionale continua al servizio del mercato del lavoro, in un mondo che non cambia ma che invece si rinnova costantemente e ad intervalli sempre più ridotti.

Ecco la soluzione ai nostri problemi e l'obiettivo che ci dobbiamo prefissare, per i prossimi anni, per il bene delle Marche e dell’Italia: la nostra missione è quella di preservare ma anche alimentare il miracolo europeo.


Frida Paolella

Responsabile Europa, Internazionalizzazione e Imprenditorialità PD Marche