Internazionalizzazione, prendere la via della seta o partire da un luogo

Internazionalizzazione, prendere la via della seta o partire da un luogo
Ormai sono passati dieci anni dalla crisi internazionale del 2008 che ha colpito il mondo intero, mentre l'Europa ha continuato a saltare con rapida successione da una crisi all'altra. Possiamo citare la crisi dei debiti sovrani, la crisi della Grecia, la crisi dei migranti e dei rifugiati, il terrorismo internazionale e la lotta contro gli estremismi religiosi, la Brexit, la crisi del multilateralismo, senza dimenticare la spinta dei populismi che ha raggiunto il resto del mondo. Ecco perché si spiega la lentezza nell’affrontare la questione del mancato peso politico ed economico dell’Europa nel mondo. Eppure, dovrebbe essere ormai ben chiaro a tutti che, da solo, nessun paese europeo è in grado di andare da nessuna parte.

In Italia e nelle Marche, tutti questi elementi ci hanno fatto mettere in secondo piano quelle che sono le nostre priorità. L'internazionalizzazione, nonostante l'Italia faccia parte dei primi dieci paesi che esportano di più nel mondo, stenta a diventare una priorità regionale e nazionale, che invece - puntando ad aumentare il numero di esportatori abituali - dimostrerebbe di poter contribuire a riportare gli operai nelle fabbriche.
Ma, in tutto questo, abbiamo anche tralasciato di tenere d'occhio quello che succedeva lontano dalle nostre frontiere, come se ci fossimo dimenticati che il mondo deve diventare il nostro mercato. A titolo d'esempio, possiamo citare la "nuova via della seta", definito da più parti come il "progetto più importante del secolo" e che "la Cina offre al Mondo”. E bisogna specificare che, a causa delle sue enormi dimensioni e del suo aspetto totalmente innovativo, tale progetto solleva interrogativi, dubbi, preoccupazioni.

Settimana cruciale quella che sta per concludersi. Iniziata lunedì 18 marzo con la visita del ministro degli esteri cinese, Wang Yi, a Bruxelles per il nono round del "China-EU high-level strategic dialogue", oggi venerdì 22 marzo a Roma, nell’ambito della visita del Presidente della Repubblica Cinese Xi Jinping, un Forum dedicato alla cooperazione economica e industriale fra Italia e Cina nei paesi terzi.
Alcuni numeri del progetto: vi partecipano circa 70 paesi in rappresentanza del 70% della popolazione mondiale e del 55% circa del PIL mondiale. Si parla di 80.000 km di linee ferroviarie già ultimate, della somma di 1.400 miliardi di dollari di investimenti fino al 2025. Si sta parlando di più di 10 volte la somma dei Fondi del Piano Marshall, che hanno contribuito al miracolo economico nell'Italia del dopoguerra così come a far passare le Marche dalla mezzadria alla piccola impresa.

Diventa chiaro ed evidente che né l'Italia né le Marche potranno ignorare o tirarsi fuori dall'analisi approfondita o dalla partecipazione a questo tipo di iniziativa.
La Cina è ormai in grado di proporsi per partecipare al finanziamento di imprese europee: lo dimostra il protocollo di intesa firmato a luglio 2018, in occasione del vertice UE-Cina di Pechino, tra il Fondo cinese “via della seta” (Silk Road Fund-SRF) e il Fondo europeo per gli investimenti (FEI) per investire, nell'ambito del Piano Junker, milioni di euro in capitale di private equity esclusivamente a beneficio delle PMI in Europa.

Il progetto, annunciato nel 2013 dal presidente cinese Xi Jinping, non ha solo uno scopo economico ed il vantaggio di ridurre il tempo necessario per passare dalla Cina alla Spagna con il “treno più lungo del mondo”, ma anche una visione geopolitica. A questo si aggiunge che la Cina ha iniziato il 2019 cogliendo la sfida spaziale: è il primo paese della storia ad aver raggiunto la fascia nascosta della Luna. Per questa nazione non potrebbe andare meglio di così.
Il progetto ora denominato "Belt and Road Initiative" si basa su due componenti: la parte "cintura" (belt) raggruppa numerosi corridoi terrestri (Mongolia, Kazakhistan, Bangladesh, Pakistan, Turchia); la parte "strada" (road) raggruppa un insieme di infrastrutture marittime per creare un corridoio che lega la Cina all'Africa orientale, il Medio Oriente e l'Europa. Il progetto interessa, quindi, anche molti paesi europei ed ex paesi coloniali come la Francia, anche perché questo paese partner, membro dell'UE, è un attore importante in una delle vere zone obiettivo del progetto cinese, cioè l’Africa. Vista la posta in gioco, il progetto potrebbe portare anche a tensioni geopolitiche nei prossimi anni con paesi come India, Giappone, Stati Uniti e Russia.

E l'Italia, e le Marche in tutto questo? Quello che ci deve fortemente interessare è il percorso della via nell'altro senso, verso l'Asia. La via che ci dobbiamo aprire, tramite la quale possiamo portare i nostri prodotti, tecnologie, start up e la nostra cultura in ´"una parte del mondo che ha fame di Made in Italy". Ai soggetti della scena italiana e marchigiana che godono di un primato imprenditoriale a livello nazionale ed europeo serve un accesso diretto ai mercati dell’arena globale, con lo scopo di puntare a realizzare sia margini alti che volumi di vendita importanti.

Spolverando di nuovo il concetto di diplomazia economica, laddove necessario, dobbiamo andare a cercare quindi i luoghi nei quali proporci come fornitori e partner commerciali, tecnologici, strategici e nel mondo dei servizi. Obiettivo è quello di convincere con il nostro saper fare, know how ed "Italian way of Life" nonché di aumentare il numero di esportatori abituali anche puntando alla diversificazione dei mercati. Cina sì, ma non solo.
Il Governo centrale ha cominciato a mettere la proiezione internazionale delle imprese nelle sue dichiarazioni ed azioni. Ma qui nelle Marche a vocazione imprenditoriale, manifatturiera ed esportatrice l’internazionalizzazione delle aziende deve rimanere e rimarrà ancora per lungo tempo un’attività a cui dare una priorità assoluta, specialmente fornendo un lavoro fatto su misura a favore dei nostri talenti produttivi e creativi.

Frida Paolella, Responsabile Europa, Internazionalizzazione e Imprenditorialità PD Marche