Internazionalizzazione

Internazionalizzazione

Internazionalizzazione. Un mondo di sfide ma anche di opportunità

 

In duecento anni di industrializzazione, le Marche e l’Italia sono riuscite ad uscire dal mucchio. Bisogna precisare che la rivoluzione non è nata in casa nostra ma che i cervelli, le idee, il lavoro, i macchinari, gli operai e i manager del nostro Paese hanno contribuito attivamente a plasmare il mondo industriale come lo conosciamo oggi.

Malgrado il nostro paese sia stato spesso paragonato a paesi partner che, ne siamo felici, siano finalmente riusciti a vedere la fine del tunnel degli aiuti finanziari esterni - con tutto il rispetto - non siamo un paese paragonabile alla Grecia. Oltreoceano, oggi abbiamo la terza economia dell’America latina dove vivono un numero importante di italiani di origine marchigiana che, per sopravvivere, stanno ricorrendo agli aiuti del Fondo Monetario Internazionale. Con tutto il rispetto, non siamo l’Argentina.

Perché è ingiusto paragonarci ad altri Paesi meno fortunati di noi? Semplicemente perché siamo un protagonista imprescindibile da questo mondo industriale, nel quale – ricordiamolo con tanta forza – siamo la seconda potenza manifatturiera in Europa, dopo la Germania.

E’ vero - dopo 60 anni - l’Italia, che ne ha vinti quattro, è assente dai mondiali di calcio 2018 in Russia, ma forse questo avvenimento straordinario ci deve aiutare a riflettere sulle nostre forze, debolezze e potenziale inespresso, proprio come succede per alcune squadre o per alcuni singoli giocatori.

Tutta la strada percorsa in salita durante questi anni ci trova essere tra i primi al mondo. Ma – purtroppo – il lungo percorso non ha curato tutti i nostri mali né fatto sparire le nostre debolezze, specialmente quando si tratta di dover affrontare nuove fasi di questo processo continuo di “distruzione creatrice”. Sì, facciamo fatica ad affrontare un mondo completamente nuovo, che continua a rinnovarsi continuamente e ad intervalli sempre più ridotti.

Questo vale principalmente sul fronte delle infrastrutture. In effetti, infrastrutture non significa solo che abbiamo problemi perché mancano ancora – oggi – strade. Facciamo ancora fatica a capire che infrastrutture significa anche non farci cogliere impreparati sul lato delle “nuove infrastrutture” dei nostri tempi. Sono quelle nelle quali bisogna investire oggi, perché saranno proprio queste che decideranno chi sarà tra i paesi leader di domani (banda larga e altre infrastrutture moderne, comprese quelle spaziali, ecc).

Come lo abbiamo ricordato prima e come il PD Marche ama ricordarlo per spingere verso un maggior impegno e proattività nella proiezione internazionale delle nostre imprese, l’Italia è la seconda potenza manifatturiera d’Europa. Un mondo politico ed economico che si proietta verso l’Asia deve vedere le Marche, da una parte, come un protagonista assoluto nella conquista dei mercati, ma dall’altra anche nella partecipazione diretta o indiretta al sistema industriale asiatico.

Questo significherà investire per favorire l’export di prodotti italiani o la produzione a beneficio di aziende italiane in territorio asiatico. Questo significherà spingere il design o il gusto italiano, mettere in campo il genio italico per fornire macchinari italiani ad un sistema industriale asiatico dove esistono città che possono arrivare a contare 30 milioni di abitanti nel loro cerchio periferico.

Tutto questo è possibile e abbiamo il dovere di renderlo tale. Perché le opportunità e le collaborazioni che sapremo sfruttare altrove (anche la Cina sarà presto una società colpita dalla questione della popolazione anziana) ci permetteranno di trovare risorse e mezzi per risolvere i problemi nella nostra regione e nel nostro paese.

Questo ci richiederà uno sforzo incredibile. Quello di uscire dalla propaganda e di istaurare un clima favorevole al turismo, che rimane un nostro potenziale colpevolmente sotto utilizzato.

Ma qui non parliamo solo di turismo. Stiamo parlando anche di chi crea posti di lavoro. Perché le nostre straordinarie imprese - piene di creatività ma purtroppo colpite da un nanismo fisiologico che non ne fa venir meno le straordinarie capacità di inventiva e di qualità dei prodotti e servizi - hanno bisogno del mondo per crescere. Ma, dall’altra parte, il mondo ha bisogno di noi per vivere bene, per vedere ciò che è bello e ciò che piace, per sperimentare ciò che è buono e sano.

Ecco perché – e il PD Marche non si stancherà mai di dirlo visto che siamo in una delle regioni più imprenditoriali di Italia e di Europa – dobbiamo considerare l’internazionalizzazione come un settore altamente strategico per le Marche e metterci subito al lavoro per trovare le soluzioni più adatte ai nostri vincoli e per non sprecare un mondo che è un mare di opportunità.

Frida Paolella

Responsabile Europa, Internazionalizzazione

e Imprenditorialità PD Marche