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RELAZIONE DELLA SEGRETARIA REGIONALE - Assemblea regionale 31/01/2026

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Care e cari,

ci ritroviamo oggi dopo l’assemblea regionale del 28 giugno scorso, quando approvammo insieme le liste per le elezioni regionali. Allora c’era la speranza di una sfida da affrontare; oggi siamo qui, a fare i conti con una sconfitta pesante, che fa male, ma che spero ci possa dare degli insegnamenti, far riflettere e spingere tutti noi dirigenti del partito ad essere responsabili, collaborativi, e non cadere negli errori del passato. Le ragioni di questa sconfitta, con un partito unito, un centrosinistra ampio e un programma frutto del lavoro serio dei tavoli tematici e di chi li ha coordinati, non possono che essere profonde. La provincia di Pesaro, per molti di noi inattesa nel risultato elettorale, ne è un emblema. Le Marche sono da tempo una regione in cui, per effetto di antiche divisioni nostre, contingenze sfavorevoli ed errori stratificati, la destra ha saputo radicarsi nei comuni – a partire dai più piccoli e periferici – fino ad arrivare oggi alle realtà più rappresentative. È un quadro che dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia.

In questi quasi tre anni da Segretaria regionale ho ripensato spesso da dove siamo partiti. Ricordo bene il clima della prima assemblea dopo il commissariamento e le primarie del 2023: tensione, diffidenza, un partito regionale svuotato, senza neppure la mappa aggiornata dei circoli e dei loro segretari. Con impegno, fatica e in assenza di una piena legittimazione di una parte consistente del partito, abbiamo ricominciato a costruire, mattone su mattone. Un vecchio report del primo anno di mandato, che ho riletto di recente, restituisce il tanto lavoro fatto in termini di organizzazione, radicamento, ricostruzione di una comunità politica. E proprio per questo il risultato elettorale brucia ancora di più. È evidente che c’è un problema che va affrontato e non rinviato.

Su questo c’è piena consapevolezza anche a livello nazionale. Il confronto con il gruppo dirigente del partito nazionale è stato franco: condividiamo un percorso che ha un duplice obiettivo. Da un lato, contribuire alla costruzione dell’alternativa di governo a livello nazionale anche a partire dalle Marche; dall’altro, recuperare quella credibilità necessaria per riconquistare i territori che abbiamo perso. Non esistono scorciatoie, né ricette miracolose: servono tempo, metodo, continuità e una linea chiara, condivisa e praticata da tutti. Purtroppo non esistono soluzioni rapide a problemi profondi.

Per questo nella direzione regionale dello scorso anno ho tentato di delineare una percorso e delle proposte che provino con tutto lo sforzo e l’impegno possibile, in primis da parte mia, ad uscire dal guado.

Come sapete, subito dopo il voto e dopo aver incontrato il neo gruppo consiliare, con la segreteria regionale e i segretari provinciali abbiamo concordato un nuovo ciclo di 5 assemblee provinciali, insieme al nostro ex candidato presidente, per tornare nei territori e ascoltare. A questo lavoro ha poi avuto seguito una direzione regionale articolata su ben due giornate, a due settimane di distanza l’una dall’altra, che ha consentito un dibattito molto ampio e partecipato. In quella sede ho proposto una strada: nessuna accelerazione improvvisata o mossa tattica sganciata dal confronto con il livello nazionale, nessuna precipitosità in nuovi “contifici”. Nel 2026 ci attendono passaggi elettorali significativi, a partire dalle amministrative, e non possiamo permetterci di indebolire ulteriormente il partito con conflitti interni.

Per questo ho indicato come priorità il rafforzamento del livello regionale e dei suoi livelli territoriali, chiedendo il contributo di tutte e tutti, a partire da chi ricopre ruoli di primo piano: eurodeputati, parlamentari, consiglieri regionali, segretari provinciali, etc.

Da inizio dicembre ho ascoltato molto, lontano dai riflettori, con l’idea di arrivare a questa assemblea con una proposta di soluzione da offrirvi. È il motivo per cui ho voluto che questa assemblea fosse aperta ai segretari di circolo e agli amministratori: qui è la sede in cui dobbiamo compiere l’analisi più profonda e prendere le decisioni politiche conseguenti. A proposito di amministratori, occorre assolutamente proseguire sulla strada della costituzione di una rete tra gli amministratori del PD. Ad oggi abbiamo soltanto quella dei Sindaci, che pure è preziosa ma non è sufficiente a causa dei molti luoghi in cui ci troviamo in opposizione.

Voglio anche spendere due parole sulla lettera dei 21. Credo che la richiesta di confronto sia sempre un fatto positivo, e ringrazio i firmatari per questo. Allo stesso tempo, non voglio nemmeno che questa lettera venga strumentalizzata a danno di un percorso concepito e sostenuto in direzione regionale e ribadito in più sedi ufficiali, che vanno rispettate. L’assemblea di oggi non è una risposta a quella lettera, ma una tappa coerente di un cammino già delineato in maniera trasparente. L’assemblea, oggi, ci sarebbe stata con o senza lettera, come annunciato in direzione e in segreteria regionale. Perché serve una analisi profonda e partecipata. Che non va fatta altrove. Questa è la sede deputata. Non si può evitare o trovare altri contesti in cui farla.

Le cose da fare sono molte e cercherò di metterle in fila per punti.

Anzitutto, i congressi provinciali. Non è un tema solo marchigiano: riguarda tutte le regioni andate al voto nel 2025, tranne la Campania. La finestra temporale verrà definita a livello nazionale nella direzione del 6 febbraio, ma una cosa deve essere chiara: i congressi devono essere momenti di confronto politico vero, seri e responsabili, non regolamenti di conti. Avremo nel frattempo amministrative delicate, in cui candidati e candidate avranno bisogno di un partito che li sostenga, non di un partito ripiegato sulle proprie lacerazioni interne.

In secondo luogo, le amministrative del 2026. Andremo al voto in città simbolo come Senigallia, Macerata, Fermo, San Benedetto, oltre ad altri comuni importanti (penso a Mondolfo, Loreto, etc). Sono in continuo contatto con i segretari provinciali e locali e, proprio per questo, ho chiesto ai referenti locali di queste città di condividere con l’assemblea il percorso che si sta facendo. L’obiettivo è chiaro: ricercare, dove possibile, quella alleanza ampia di centrosinistra che alle regionali abbiamo faticosamente messo in campo e che rappresenta un patrimonio politico che non possiamo disperdere. Dobbiamo poi essere presenti, autorevoli e riconoscibili nelle comunità locali.

Terzo punto: il referendum costituzionale sulla giustizia. Il Partito Democratico si è impegnato convintamente per il NO perché non siamo di fronte a un aggiustamento tecnico, ma a un intervento che tocca l’equilibrio dei poteri, il cuore stesso della nostra democrazia. La riforma proposta mira a indebolire l’autonomia della magistratura, spostando di fatto l’asse verso il controllo dell’esecutivo. Difendere l’indipendenza dei giudici significa difendere i diritti di ciascuno, la parità di tutti davanti alla legge, a prescindere dal potere politico o economico.

Per questo consideriamo il referendum una battaglia nazionale per la Costituzione repubblicana, per l’equilibrio tra i poteri e per una giustizia presidio di libertà. Dire NO significa dire sì a un’idea di democrazia in cui le garanzie non sono un orpello, ma il contrappeso indispensabile al potere di governo. E sappiamo bene che su questa riforma Giorgia Meloni gioca un pezzo della propria strategia politica: non si occupano di sanità, di salari, di servizi, ma di come rendere più debole il Parlamento e più controllabile la magistratura. Il nostro impegno deve essere massimo, sul piano dell’informazione, della mobilitazione, della costruzione di comitati e alleanze civiche.

Abbiamo dato un primo segnale importante il 12 gennaio, con l’iniziativa di formazione interna con Debora Serracchiani, Walter Verini e Federico Gianassi, molto partecipata (con un picco di 167 persone collegate) e utile a chiarire dubbi e rafforzare le nostre argomentazioni. Stiamo lavorando con il comitato civico regionale per il NO e con le altre forze politiche che condividono questa battaglia. Si sta lavorando a una iniziativa di lancio il 12 febbraio, sulla quale vi daremo maggiori dettagli quanto prima. Nelle prossime settimane saremo chiamati a un lavoro capillare sui territori, con banchetti, iniziative pubbliche, momenti di approfondimento, in cui vorrei che Il PD Marche sia protagonista. Il Partito nazionale ha identificato il weekend del 7-8 febbraio come momento di mobilitazione nazionale sul punto. Insieme ai segretari provinciali, ci siamo già mobilitati con entusiasmo per questo weekend.

Accanto a questo, la mobilitazione del partito non si ferma al referendum. La Segretaria nazionale Elly Schlein ha disegnato un mese di febbraio intenso, con weekend tematici sui saperi (il 13-14 febbraio), sulla ripartenza del Paese (il 20-21 febbraio), sulla sanità (27-28 febbraio). C’è un’idea di alternativa di governo che va costruita nel tempo, e le Marche devono essere parte di questo lavoro, traducendo le campagne nazionali in iniziativa politica regionale, con iniziative sui medesimi temi.

Abbiamo perso le elezioni, ma non abbiamo perso le nostre idee, né il patrimonio di proposte contenuto nel programma con cui ci siamo presentati alle regionali. Quell’impianto va aggiornato, arricchito, messo alla prova nella realtà concreta, non archiviato. I marchigiani hanno scelto di affidare di nuovo la regione alla destra, ma le criticità sono tutte davanti ai loro occhi: basti pensare alla gestione dei rifiuti, che dopo una tattica attesa di Acquaroli si riaffaccia con forza nell’attualità, perché è un’emergenza da cui non si può più sfuggire; alla ferita aperta della sanità, del cui fallimento purtroppo abbiamo avuto un triste simbolo rappresentato dall’immagine straziante di Franco, quel povero paziente oncologico sdraiato a terra in ospedale a Senigallia e che purtroppo ci ha lasciato; penso alle non risolte difficoltà delle aree interne, a un’economia che arranca, ai giovani che se ne vanno. Tutte questioni di cui abbiamo parlato in campagna elettorale e su cui non si deve arretrare nemmeno di un centimetro.

Dopo le feste natalizie, insieme alla segreteria regionale, abbiamo avuto un ulteriore incontro con il gruppo consiliare. In questo quadro, infatti, il rapporto tra partito e gruppo consiliare è decisivo. L’autonomia del gruppo non può diventare alterità ma connubio con il partito. I nostri consiglieri sono l’unica voce del PD nelle istituzioni regionali: è attraverso di loro che il lavoro politico e programmatico può tradursi in iniziativa legislativa, in battaglie concrete, in alternative visibili. È per questo che, insieme alla segreteria regionale e al gruppo consiliare, abbiamo condiviso la necessità di individuare temi prioritari su cui costruire proposte chiare, da discutere e validare con un documento in direzione regionale, con un flusso di comunicazione continuo e bidirezionale. Io propongo che siano sui medesimi temi su cui la Segretaria nazionale ha lanciato le iniziative di febbraio e di marzo, a partire da economia e sanità. Siamo una squadra, e così dobbiamo essere percepiti.

Non posso, però, nascondere una preoccupazione: vedo riaffacciarsi antiche divisioni e logiche di corrente che pensavamo di avere archiviato. Si ricomincia a escludere qualcuno, ad attaccare qualcun altro per tattica, a guardare più ai posizionamenti futuri che all’interesse collettivo. Lo dico con nettezza: abbiamo già visto dove porta questa deriva. Quando ho assunto la guida del partito regionale, ho trovato macerie che non possiamo permetterci di ricostruire da capo ogni pochi anni. Il rischio è di tornare a stagioni che, da militante, ho vissuto e che non meritano di essere replicate. Il rischio è di stancare e allontanare i militanti, che sono l’anima del PD: senza di loro restano solo i giochi di potere e i comunicati stampa.

Il nazionale guarda alle Marche come a una delle realtà più complesse e divise d’Italia. Con fatica, eravamo riusciti a cambiare direzione; la sconfitta elettorale non può diventare il pretesto per tornare indietro. Questo è un partito, non un insieme di comitati personali. C’è una Segretaria, che non è una passacarte, e c’è una comunità che ha bisogno di una direzione politica, non di capibastone. C’è spazio per tutte e tutti, ma a condizione che si remi nella stessa direzione. Se continuiamo a dividerci e a distruggere, quando ci volteremo rischieremo di non trovare più nessuno intorno a noi.

Una soluzione, dunque, va cercata insieme. La proposta che metto oggi in dibattito, di cui il partito nazionale è a conoscenza e che ringrazio per la disponibilità data a dare una mano, è chiara: aprire un “Tavolo di lavoro strategico unitario per il rilancio del PD Marche”, coinvolgendo in maniera unitaria le personalità più autorevoli del nostro partito – per storia, ruolo, rappresentatività – in modo che tutte le Marche siano rappresentate. Una sorta di “Tavolo Costituente”.

Immagino questo tavolo come un cantiere aperto, con cui mettere mano alle fondamenta del partito, come fa un ingegnere quando verifica e rinforza una struttura dopo una scossa di terremoto. Non un organismo parallelo, non l’ennesimo luogo di mediazione al ribasso, ma uno spazio di lavoro concreto, con un mandato preciso: rafforzare il partito regionale, sostenere i territori che vanno al voto, costruire l’opposizione alla destra, rilanciare la nostra organizzazione e la nostra identità politica. Il partito ha bisogno di una gestione unitaria, non di conte. Io sono disponibile a condividere, con l’aiuto del nazionale che ringrazio nuovamente, questa gestione unitaria, che ci possa accompagnare per il resto del mandato. Chiedo ai dirigenti del PD Marche di esserci, di mettersi a disposizione, di accettare questa responsabilità collettiva. È un invito che faccio “con il cuore in mano”, perché so che le nostre iscritte e i nostri iscritti vogliono vedere i propri dirigenti uniti, non rassegnati o ripiegati sulle liti interne.

Non ho la presunzione di dire che questa sia la soluzione perfetta. Potremmo ritrovarci un domani a riconoscere che non è bastata. Ma sarebbe imperdonabile non provare nemmeno a imboccare una strada di collaborazione piuttosto che alimentare tensioni. Diamo a noi stessi, e alla nostra comunità, una possibilità. Proviamoci. Che questa assemblea di inizio 2026 sia, davvero, l’assemblea del rilancio del Partito Democratico delle Marche.
Grazie.

La Segretaria regionale
Chantal Bomprezzi
PD Marche
P.zza Stamira n. 5 Ancona 60122
Tel. (+39) 071 2073510

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