Sfide sociali economiche: un quadro immutato dopo le elezioni del 4 marzo 2018

Sfide sociali economiche: un quadro immutato dopo le elezioni del 4 marzo 2018

Sfide sociali economiche: un quadro immutato dopo le elezioni del 4 marzo 2018

 

Dall'inizio degli anni Novanta, l'Italia sta evolvendo nel quadro mondiale di una società che si è andata sempre più globalizzando, divenuta luogo nel quale abbiamo conosciuto una straordinaria accelerazione di scambi a livello planetario, un luogo di creazione e di innovazione, ma dove non sono certamente mancati problemi come il costante aumento delle ineguaglianze o la recrudescenza dei conflitti.

 

La nostra società - locale, nazionale, europea e mondiale - è andata sempre più verso una situazione di complessità esponenziale ed è riuscita a rinnovarsi, ad intervalli di totale trasformazione sempre più ridotti, quasi completamente.

 

Ecco alcune delle sfide che possiamo indicare in un elenco non esaustivo: la sfida demografica nel mondo intero e la sfida della senilizzazione nelle società avanzate ed in Cina; la disparità nella crescita economica a livello mondiale; la sfida energetica; la sfida ambientale e dell’economia circolare (nelle Marche significa anche gestione delle macerie); la sfida della Sharing Economy; la Responsabilità Sociale di Impresa, anche collegata alla Cooperazione allo Sviluppo (17 OSS ONU); la sfida delle migrazioni; la sfida di ridurre la disoccupazione giovanile e femminile; la sfida aerospaziale; la sfida di coprire la spesa pubblica (prestazioni sociali, previdenziali e sanitarie); la sfida connessa a retribuzioni troppo basse, sicurezza del lavoro, protezione sociale in caso di malattia e/o di infortunio, costruzione della propria pensione tradizionale e quella integrativa. Su tutto questo non possiamo dimenticare due sfide trasversali: l’Agricoltura, per la crescita demografica, e la Formazione, per via della società della conoscenza.

 

Questa società globalizzata e complessa, infatti, ha preso anche la direzione di una società della conoscenza: ciò impone a tutti una profonda riflessione e cambiamenti nel proprio modo di pensare e di agire.

 

In più, ci sarà inevitabilmente una accelerazione della conoscenza, che dovremmo imparare a gestire e a controllare, nella quale il nostro ruolo (italiano e marchigiano) di attore produttore di conoscenza non dovrà venire meno.

In questo senso - nelle Marche - orientarci verso una società della conoscenza e la diffusione di una cultura scientifica deve essere una scelta chiara e diventare un obiettivo strategico di assoluta priorità. Diventare leader nella formazione e nella ricerca rappresenta un insieme di ambizioni, obiettivi e risultati per i quali bisogna prepararsi già da oggi.

 

Per tutti questi motivi, non dobbiamo avere paura di formulare una legittima ambizione, che può essere declinata come segue: mettere in piedi una società marchigiana nella quale la conoscenza diventerà sempre più fattore di emulazione e di competizione, tenendo presente che - questa conoscenza - sarà sempre più decisiva a tutti i livelli della nostra società e che i mezzi per veicolarla saranno molteplici e diffusi.

 

I rischi ci sono. Si tratta delle sfide della convivenza pacifica in un quadro martoriato dal terrorismo strisciante, compreso quello di stampo islamico che ha provocato più vittime tra gli stessi musulmani. Tra i mezzi per contrastare quest'ultimo tipo di terrorismo, dobbiamo iniziare a riconoscere che contributi decisivi alla scienza, come la conosciamo oggi, sono avvenuti anche al di fuori del mondo occidentale e soprattutto da parte di scienziati di fede musulmana.

Dobbiamo rendere la nostra società attrattiva per i talenti, riconoscendo, così, che la conoscenza non ha frontiere e che solo l'apertura verso tutti i cervelli, le imprenditorie (maschili e femminili) e le varie culture del mondo potranno aiutarci rapidamente a guadagnare un posto privilegiato nel mondo del futuro.

 

Dobbiamo organizzarci per mettere in piedi un sistema marchigiano di costruzione e di diffusione del sapere.

La nostra storia passata, presente - con l'attuale lotta che le imprese, le nostre cittadine e cittadini inventori stanno portando avanti per emergere - nonché il futuro che ci aspetta, ci impongono di non restare indietro rispetto alle società più avanzate, ma di stare al passo con loro.

Dobbiamo organizzarci anche perché non bisogna dimenticare che abbiamo la necessità di dimostrare un chiaro sostegno ad un sistema produttivo straordinario, che ha subìto una forte crisi, ma nel quale il rilancio di alcuni settori e la riconversione di altri potrebbe ancora vederci nel gruppo di testa fra le regioni più manifatturiere d'Italia e d'Europa.

 

Questo obiettivo potrà essere possibile solo ed esclusivamente al verificarsi di alcune condizioni.

 

Si tratta della stretta collaborazione tra istituzioni, amministrazioni pubbliche e settore privato, ma purtroppo - ad oggi - questa collaborazione si trova ad uno stadio embrionale ed è nostro dovere accelerare sotto questo aspetto.

In più, ci sarà bisogno di un'apertura alla cultura scientifica e di mettere in piedi una società ed un'organizzazione meritocratica ed internazionalizzata per lanciare una vera e propria dinamica creatrice multidisciplinare sul territorio marchigiano.

 

Luoghi di creazione, luoghi di innovazione e di decisione devono sorgere o svilupparsi rapidamente, perché la posta in gioco è altissima. Avremo bisogno di nuovi strumenti, di ingenti risorse per affrontare queste nostre ambizioni, per rispondere alle maggiori sfide scientifiche e tecnologiche del presente e del futuro al fine di creare un "valore marchigiano e italiano" in questa società della conoscenza che non potrà sorgere al di fuori di un modello economico vincente rappresentato dal più volte richiamato "Centro di Imprenditorialità Diffusa".

 

Frida Paolella

Responsabile Europa, Internazionalizzazione

e Imprenditorialità PD Marche