La Legge di Bilancio varata dal Governo non programma uno sviluppo sostenibile per l’Italia

La Legge di Bilancio varata dal Governo non programma uno sviluppo sostenibile per l’Italia
ANCONA – Leggere un documento di bilancio con la lente dell’Agenda 2030 non è compito semplice. Anzi, verrebbe da pensare che l’idea di valutare argomenti così diversi e complessi sia quasi un atto di superbia. Ma ragionare di sviluppo sostenibile non significa improvvisarsi tuttologi, poiché nessuno possiede una cognizione chiara sullo scibile di competenza di un Governo nazionale. Ragionare di sviluppo sostenibile, invece, significa individuare - all’interno di una linea di azione politica - la capacità di programmare interventi che non diano risposte in modalità episodica, quasi come fosse uno spot elettorale, ma che siano capaci di programmare un percorso di sviluppo – appunto “sostenibile” – per il proprio Paese.
L’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (Asvis), network di associazioni che ha come portavoce l’ex ministro ed ex presidente Istat Enrico Giovannini, il 27 febbraio alla Camera dei Deputati ha organizzato l'evento “La politica italiana e l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. A che punto siamo?” con la partecipazione del Presidente della Camera dei deputati Roberto Fico e del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Un momento di rendiconto, utile a segnare il passo per poi (sperare) di ripartire. Ma tutto ha fatto pensare che, per il Governo, questo appuntamento sia suonato come una “tirata di orecchie”. La registrazione dell’incontro e i materiali prodotti dall’Asvis - proiettati e diffusi – sono disponibili sul sito www.asvis.it.
Dalla lettura della Legge di Bilancio recentemente approvata, la stessa Asvis non ravvisa una visione organica e capillare di cosa serve all’Italia per intraprendere il sentiero della sostenibilità (intesa a 360 gradi). Poniamo innanzitutto l’esempio dell’economia circolare, ovvero di quell’economia che si basa sul contenimento dello spreco e sul riciclo, proprio per giungere, nell’arco di un decennio, ad una società più rispettosa dei limiti delle risorse di cui disponiamo. Si parla solo di Taranto, con alcune misure relative all’Ilva e con la creazione del “Tecnopolo Mediterraneo”, predisponendo dunque interventi ad hoc per quella realtà. Ci domandiamo, pertanto: l’esigenza di una transizione verso l’economia circolare è un problema solo di Taranto? Non esiste smog, inquinamento, spreco anche in altre zone d’Italia?
Passiamo al reddito di cittadinanza: l’Asvis non è mai stata drasticamente critica nei confronti di questa misura, limitandosi ad osservare le modalità di introduzione e le finalità di questa “iniezione” di reddito. Quindi, emergono le mancanze di visione in tema di povertà: tutte le statistiche e le ricerche sociali ci dicono da tempo che sta crescendo il problema dei cosiddetti “working poor”, i poveri che lavorano, coloro cioé che pur lavorando hanno difficoltà a potersi permettere un livello di vita minimamente dignitoso, a causa della precarietà dei salari e delle condizioni di lavoro. Il reddito di cittadinanza, oppure le misure che ad esso si sarebbero potute correlare, non affrontano l’argomento, così come non affrontano, in generale, il problema del precariato e della mancanza di lavoro stabile.
Come sappiano, parlare di sostenibilità significa per definizione mantenere un atteggiamento interdisciplinare. Abbiamo parlato di reddito, quindi trattiamo anche il tema dell’istruzione e dell’ingresso nel mondo del lavoro: è ormai certificato che, per la generazione attualmente in età scolastica, si manifesterà un grosso problema occupazionale nei prossimi 10/15 anni. Serviranno competenze sempre più specifiche a fronte di una riduzione del numero dei posti di lavoro disponibili, per effetto della globalizzazione e della transizione tecnologica. La risposta, pertanto, è ridurre l’alternanza scuola-lavoro? Non sarebbe stato meglio perfezionare questa misura, magari arricchendola di qualche fondo aggiuntivo? E quali misure ci sono, inoltre, per agevolare chi assume a dare lavoro alle nuove generazioni? Non ne troviamo traccia.
Non si parla di rivoluzione digitale: è un tema che può essere considerato come ulteriormente rinviabile?
Ancora: il turismo è l’asset economico che l’Italia può e deve esplorare con maggiore vigore. Si parla da anni delle potenzialità del turismo sostenibile, quindi accessibile ad una fascia di popolazione diversificata sia per interessi sia per possibilità economiche, sfruttando le potenzialità paesaggistiche, culturali e climatiche del Belpaese. Nella Legge di Bilancio non c’è traccia di misure a favore di questo asset, e nemmeno si menziona l’argomento.
Non si parla di visione urbana, quando le città rappresentano il principale luogo sperimentale di politiche sulla sostenibilità, oltre ad essere l’incubatore di buone prassi poi estendibili a livello regionale e nazionale. La richiesta, avanzata dall’Asvis, di un’agenda urbana per lo sviluppo sostenibile, che peraltro sarebbe già pronta visto che la stessa Asvis l’ha presentata nel giugno 2017, non trova la minima menzione.
Chiudiamo con il vasto argomento dei cambiamenti climatici, ormai evidenti anche se - oggettivamente – di difficile “tamponamento” vista la situazione ormai quasi compromessa: nessuno ne parla, restano ancora materia destinata a pochi studiosi, talvolta considerati come visionari. Peraltro, su questo tema, è lo stesso Accordo di Parigi sulle “Azioni per il clima” del dicembre 2015 che ci chiede, a breve, una risposta.
Chiudiamo con una riflessione: per invertire la rotta nell’ottica della sostenibilità occorre innanzitutto una metodologia di lavoro differente, non più di carattere “reattivo” rispetto ai problemi del momento, ma con una predisposizione “anticipatoria” nei confronti di quelle che saranno le criticità nel medio-lungo periodo. L’utilizzo dei dati statistici (ad esempio i 12 domin del Benessere Equo Sostenibile) risulta fondamentale per poter pensare e poi strutturare un “cruscotto” di azioni capaci di garantire equilibrio sia (oggi) tra i gruppi sociali sia (domani) in termini di sostenibilità temporale. In quest’ottica è fondamentale potenziare le funzioni dell’Istat, al fine di avere dati da utilizzare non per il confronto pre e post elettorale, ma per “pre-vedere” (vedere prima) quello che il futuro ci riserverà nei prossimi anni, comunque già prima del 2030.
 
Pierpaolo Bellucci – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Responsabile del Dipartimento “Bes e Agenda 2030” del PD Marche