9 maggio. Festa dell’Europa. Riportare la gente nelle sezioni per conoscerla meglio ed amarla

9 maggio. Festa dell’Europa. Riportare la gente nelle sezioni per conoscerla meglio ed amarla

 9 maggio. Festa dell’Europa. Riportare la gente nelle sezioni per conoscerla meglio ed amarla

  

 

Si sta lentamente avvicinando il 9 maggio, giorno europeo o festa dell'Europa, che si celebra ricordando lo stesso giorno del 1950. In questa importante data, fu presentato il piano di cooperazione economica, ideato da Jean Monnet, e pertanto viene considerata come l'inizio del processo d'integrazione europea. 

 

Da allora, la promessa della pace non è mai stata interrotta, visto che nessun paese dell'Unione ha mai mosso guerra contro un altro.

Invece, per quanto riguarda la promessa della prosperità, questa ha regnato fino all'avvento di fattori globali come le nuove sfide passate o presenti quali la globalizzazione, che non tutti i paesi hanno saputo governare, e una profonda trasformazione dei modelli economici (e-transformation) dettata dalla digitalizzazione.

Ma anche fenomeni geografici localizzati (come la crisi del 2008 nata negli Stati Uniti) hanno finito per influenzare negativamente l'andamento delle nostre economie, per effetto di una sempre maggiore integrazione delle economie mondiali. E’ stata colpa anche della sciagura dei debiti sovrani dei paesi europei (Italia in testa), sempre più minacciati da un crescente invecchiamento della popolazione che rischia di gravare in maniera sempre più incisiva sui debiti pubblici.

 

Guardando più avanti, vediamo arrivare sfide come Industria 4.0, l'Intelligenza artificale che non dobbiamo perdere di vista - e non solo perché siamo il paese di Enrico Fermi e di Guiglielmo Marconi - semplicemente perché anche oggi abbiamo dei giovani inventori e creatori che stanno realizzando cose da conoscere e sostenere.

 

La situazione politica che si è venuta a creare in Italia dopo le elezioni del 4 Marzo 2018 ci proietta di nuovo - purtroppo - nello stesso scenario degli anni Novanta, quando eravamo impegnati in una crisi istituzionale senza precedenti (Tangentopoli), mentre gli altri paesi cominciavano la conquista dei mercati mondiali, poco dopo la caduta del Muro di Berlino.

 

Ripetere lo stesso errore significherebbe due gravi mancanze da parte nostra. Quella di ignorare un momento storico globale nel quale il mondo cresce e si sviluppa in area asiatica, e quella di richiuderci su noi stessi – da evitare a tutti i costi – cercando la salvezza in un isolamento che ci ricorda tristemente il disastro provocato dall'autarchia.

 

Per queste ragioni, non è il momento di rimettere in discussione - senza risparmiare le critiche ovviamente - e di rinunciare all'unica struttura (l'Unione Europea) e l'unico mezzo (la moneta unica Euro) in grado di farci contare oggi a livello planetario, in un mondo sempre più complesso, che si rinnova sempre più frequentemente ed ad intervalli sempre più ridotti. 

 

Purtroppo, in mancanza di idee e di apertura per portare l'Italia in un mondo che ha fame dei suoi prodotti e del suo modo di vivere, riaffiorano le idee di referendum sull'Euro, di compiacimento per l'uscita di alcuni paesi membri - (non fondatori) dall'Unione Europea - che addirittura li si vorrebbe emulare.

 

Le varie sfide di fronte alle quali ci troviamo oggi - a partire dalla nostra politica interna, leggi elettorali, legittime critiche ad una classe dirigente incapace di far vedere una strada chiara e di saperla spiegare - ci stanno mettendo a rischio.

Le notizie sullo storico incontro tra le due Coree avvenuto il 27 Aprile 2018 nella zona demilitarizzata e il prossimo incontro annunciato tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord indicano che qualcosa bolle in pentola.

 

Dobbiamo resistere alle sirene che ci vogliono allontare dalla strada giusta. Quella di guardare sempre all'Europa come un luogo dal quale possono venire soluzioni e non soltanto problemi.

Dobbiamo avere il coraggio di dire che l'Europa è forse la nostra garanzia di proteggere valori e diritti acquisiti dal 1957, dopo un Trattato firmato - tra l'altro - nel nostro paese.

 

Con questo euroscetticismo strisciante - che un giorno vuole stare in Europa per prendere milioni di voti e l'altro giorno la vuole distruggere con la scusa di voler "rendere più grande l'Italia" -  stiamo rischiando di lasciarci scappare l'unica occasione di provocare un rinascimento tecnico ed industriale nelle Marche e in Italia.

 

In un contesto attuale come il nostro, i prossimi eventi politici ed economici a livello mondiale rischiano di provocare un'accelerazione della Storia dalla quale non ci possiamo permettere di essere tagliati fuori.

 

Continuiamo pertanto a guardare all'Europa come ad un'organizzazione che non deve avere paura né delle critiche né delle riforme. E nel PD Marche dobbiamo lanciarci in un vasto progetto da tempo ideato – ludopolitica – per riportare la gente nelle sezioni, senza dimenticare di parlare, di spiegare e di amare molto di più l'Europa.

 

Frida Paolella

Responsabile Europa, Internazionalizzazione

e Imprenditorialità PD Marche