Europa. Febbraio 2018, 28 anni con e senza muro di Berlino

Europa. Febbraio 2018, 28 anni con e senza muro di Berlino

Europa. Febbraio 2018, 28 anni con e senza muro di Berlino

 

La data spartiacque di quanto è durato il muro di Berlino e da quando non esiste più cadde esattamente il 5 Febbraio 2018.

Il momento (storico) di campagna elettorale in Italia, nel quale la classe politica non riesce più a spiegare quello che fa di buono da una parte e che spinge le popolazioni verso gli estremismi alimentando messaggi allarmanti e qualche volta al limite delle leggi e della Carta costituzionale dall’altra, hanno spinto questo evento storico in secondo piano.

In effetti, la capitale dello stato tedesco – che insieme all’Italia furono i perdenti della seconda Guerra mondiale – fu divisa in due, per 10.316 giorni. Da quel momento, lo scontro fra le due maggiori ideologie del XX secolo si fece sempre più aspro ed ebbe luogo su tutto il pianeta. Prese il nome di “Guerra fredda”.

Oggi, dopo poco più di altrettanti 10.316 giorni dalla caduta del muro, Italia e Germania sono alleati insieme ad altri 26 paesi nell’Unione Europea. Il percorso è stato difficile, tortuoso e non privo di sorprese, visto che il Regno Unito dovrebbe abbandonare l’Unione nel 2019.

Tra le questioni che ci poniamo oggi, ci sono quelle che riguardano il deficit democratico dell’organizzazione. Esiste anche il problema legato ad alcuni governi di paesi – specialmente dell’ex blocco comunista dell’Europa dell’Est – che stanno prendendo la via degli estremismi e che rifiutano di assicurare agli altri proprio quella solidarietà che ha contribuito al loro recupero da anni di isolamento e di disastro economico. Peggio, alcuni di loro vogliono introdurre delle norme anti-liberali, che hanno caratterizzato per lungo tempo il Sistema che, con ingenti aiuti economici, li ha aiutati. Questi paesi stanno favorendo il principio di un’”Europa a due velocità” che rischia, in generale, di rallentare il processo di integrazione, ma che bisognerà tentare per non fermare il treno.

Altra questione che ci stiamo ponendo è quella di sapere se bisogna continuare ad allargare l’Europa ai paesi dei Balcani – Serbia in testa – dopo che le trattative con la Turchia sono state sospese. Questa sarà una delle discussioni più accese nei prossimi anni, soprattutto per noi in Italia, visto che un paese vicino come l’Albania è un potenziale candidato. 

Per le Marche, in particolare, un eventuale allargamento dell’Unione potrebbe avere degli effetti diretti ed indiretti molto interessanti sulla Macroregione Adriatico Ionica.

Le crisi internazionali continuano a vederci divisi nelle varie posizioni dei singoli paesi. Gli Stati Uniti non riescono più a giustificare, davanti alla loro opinione pubblica, il peso della difesa sul loro budget di una NATO che serviva a proteggere gli europei contro una minaccia che oggi non esiste più e che - pertanto - non giustifica più mezzi finanziari così ingenti. Ecco da dove viene la richiesta di aumentare il budget della difesa per i paesi europei e di portarlo al 2% del PIL. Bisogna far notare – en passant – che questo significherebbe vedere una Germania che spende 70 miliardi ogni anno contro i 40 miliardi annui di una Francia, potenza nucleare e spaziale. Sarà possibile e possiamo immaginare uno scenario di questo genere?

Tuttavia, dobbiamo riconoscere che l’Europa è intervenuta positivamente in molti campi. Chi viaggia molto, chi va a trovare i propri figli o i nipoti all’estero sa ed ha visto, solo per fare un esempio, gli effetti sui costi delle telefonate.

Il terrorismo internazionale e la recrudescenza dei crimini commessi usando la rete (Cybercrimine) ci stanno convincendo sempre più a mettere altre cose insieme tra paesi europei, oltre alla sicurezza.

Non dobbiamo temere di andare sempre più avanti nell’integrazione. Non siamo più il centro e al centro di un mondo, diventato più grande se pensiamo ai mercati che dobbiamo conquistare, ma sempre più piccolo se pensiamo alle sue risorse che sono limitate o alla problematica dei cambiamenti climatici o della sostenibilità in generale da affrontare.

Ormai, fare tutto da soli è impossibile per qualsiasi paese europeo.

 Le Marche, con una popolazione che invecchia sempre di più ma con un tasso di imprenditorialità che fa invidia in Italia e all’estero, devono continuare a credere nell’Europa.

Ci sono certamente delle difficoltà che possiamo definire passeggere, ma - nelle Marche - dobbiamo continuare ad essere e restare europei, anche perché l’Europa continua a mantenere la sua promessa, quella di “Pace e Prosperità”.

 

Frida Paolella

Responsabile Europa, Internazionalizzazione e Imprenditorialità PD Marche